Italia
Boom imprevisto di affluenza. Chi avvantaggia?
Davide Mazzotta 23/03/2026

L’affluenza finale del primo giorno di voto è stata una sorpresa per la quasi totalità degli osservatori politici: 46,07%. Si tratta di un dato molto più alto delle aspettative. Tenendo conto che solitamente nel secondo giorno di voto (il lunedì fino le 15:00) vota sempre circa un 10-15% di elettori, l’affluenza finale potrebbe avvicinarsi (o addirittura superare) il 60%.
È un dato enorme per lo storico elettorale recente italiano, per avere un paragone alle scorse elezioni europee (2024) l’affluenza è stata del 49,69%.
BOOM IMPREVISTO E ASTENUTI CHE TORNANO AL VOTO
Qui arriva la domanda: chi è che si sta recando in massa alle urne? Quale tipo di elettorato o di segmento sociale?
Va messo in chiaro che con un’affluenza finale di circa il 60% è certo che una parte consistente di chi sta votando è composta da gente che solitamente NON vota. Persone che si sono astenute alle elezioni europee del 2024 e molte anche alle elezioni politiche del 2022.
Il perchè queste persone siano state spinte a votare questa volta non è chiaro per ora, potrebbe essere la forte necessità di votare “contro” il governo e le sue riforme, così come al contrario la necessità di votare “contro” i magistrati.
Questa semplificazione potrà sembrare molto triste, ma è la realtà. Il quesito referendario era molto molto tecnico. Un’affluenza record per un quesito del genere significa semplicemente che il quesito è stato percepito come fortemente politico e identitario (mi verrebbe da dire: ovviamente, dato che nelle ultime due settimane di campagna elettorale la faccia della Presidente Meloni che invitava a votare “sì” era ovunque).
AFFLUENZA PER REGIONE
L’affluenza della prima giornata di voto è stata generalmente più alta nel nord e centro Italia:
- Emilia Romagna: 53,7%
- Toscana: 52,49%
- Lombardia: 51,83%
- Veneto: 50,55%
- Umbria: 50,11%
- Marche: 49,41%
- Piemonte: 48,94%
- Friuli Venezia Giulia: 48,55%
- Lazio: 48,23%
- Liguria: 47,17%
- Abruzzo: 46,56%
- Valle d’Aosta: 44,25%
- Trentino Alto Adige: 41,34%
- Basilicata: 39,88%
- Molise: 39,78%
- Puglia: 39%
- Sardegna: 39,09%
- Campania: 37,78%
- Calabria: 35,7%
- Sicilia: 34,94%
(Piccolo disclaimer: tutte le volte in cui si è votato in 2 giorni, domenica e lunedì, si è osservato come a votare il lunedì fossero principalmente persone residenti al Sud. Ci si aspetta quindi che oggi arriveranno voti principalmente dal Sud Italia, andando così ad assottigliare- ma assolutamente non ad annullare- il divario di affluenza tra Nord e Sud).
A primo impatto salta all’occhio come le due regioni con affluenza più alta siano le due regioni rosse per eccellenza, le uniche due regioni d’Italia che hanno avuto sempre e solo presidenti di regione di centrosinistra: Emilia-Romagna e Toscana. Questo potrebbe indicarci come l’elettorato anti-governativo sia molto motivato nell’andare al voto.
Al terzo e quarto posto invece troviamo le 2 regioni più a destra d’Italia: Lombardia e Veneto.
(Va sottolineato che a livello di abitanti Lombardia e Veneto pesano molto di più rispetto a Emilia Romagna e Toscana).
Gli ultimi 2 posti per l’affluenza vanno a Sicilia e Calabria, due regioni del sud non casuali, sono le due regioni del Sud Italia in cui la destra è più forte.
ANALISI SEGMENTI SOCIALI
L’istituto “Youtrend” ha cercato di capire dai dati dell’affluenza quali segmenti sociali si stiano recando maggiormente alle urne e ha rilevato che a votare più della media sono le grandi città (al contrario alle elezioni europee del 2024 erano i piccoli paesi a votare più della media italiana e le grandi città a votare meno).
Affluenza per grandezza del comune:
Media italiana: 46,07%
Comuni con oltre 100.000 abitanti: 48,7%
Comuni tra 30.000 e 100.000 abitanti: 45,0%
Comuni tra 10.000 e 30.000 abitanti: 45,8%
Comuni con meno di 10.000 abitanti: 44,9%.
Le grandi città sono le zone d’Italia in cui il centrosinistra ha più elettori, al contrario del centrodestra che accumula il suo vantaggio nei piccoli paesi.
Sempre “Youtrend” ha inoltre rilevato che l’affluenza si sta mostrando più alta nei comuni dove risiede una percentuale maggiore di laureati e nei comuni dove risiede una percentuale maggiore di stranieri.
COSA DICEVANO I SONDAGGI?
Gli istituti demoscopici avevano ribadito che un’alta affluenza avrebbe favorito il “sì”.
C’è un grosso ma: la maggior parte dei sondaggi vedeva il no favorito con un’affluenza bassa (intorno al 45-47%) e il sì favorito con un’affluenza alta (intorno al 51-53%).
La maggior parte d’istituti non aveva rilevato un’affluenza finale intorno al 60%. Da ieri infatti i sondaggisti ribadiscono che: loro vedevano gli elettori del no come i più motivati, quelli che avrebbero votato sicuramente (da qui la vittoria del no con bassa affluenza) mentre gli elettori del sì come propensi a votare ma non molto motivati (da qui la vittoria del sì con alta affluenza. Stava a significare che alla fine gli elettori del sì avevano deciso di recarsi alle urne), MA la loro alta affluenza arrivava fino al 52-53%. Fino a quel punto prevedevano un recupero del sì.
Oltre al 53% di affluenza (come finirà questo referendum) siamo in territorio “inesplorato” secondo i sondaggisti (questa è la parola che ripetono da ieri). Parliamo di astenuti che a sorpresa sono tornati al voto e nessuno è stato in grado di prevedere in primis il loro ritorno al voto e quindi di conseguenza neanche il loro voto.
PUNTI DI FORZA DEL “SÌ” e DEL “NO”
Il sì può avere come punto di forza il fatto che l’affluenza in Lombardia e Veneto (due tra le regioni più popolose e più a destra d’Italia) sia sopra la media.
Il fronte dei favorevoli alla riforma può anche contare sul fatto che tutti i sondaggi indicavano che con un’alta affluenza il “sì” fosse favorito (anche se qui vale la premessa di prima: alta affluenza per i sondaggi era 52-53%, col 60% di affluenza finale non si sa che tipo di voti in entrata in più ci siano).
Il no può avere come punto di forza il fatto che le due regioni in cui si è votato di più (nonostante abbiano meno abitanti di Lombardia e Veneto) siano proprio le due regioni più a sinistra d’Italia: Emilia Romagna e Lombardia.
Un altro punto di forza del no può essere l’analisi dei segmenti sociali che stanno votando più della media: residenti di grandi città, laureati e stranieri. Sono tutti segmenti sociali tendenti a votare a sinistra.
HAI TEMPO FINO AD OGGI ALLE 15:00
In un verso o nell’altro questa tornata elettorale sarà da record. Se non hai ancora votato (o conosci qualcuno ancora indeciso) sono le ultime ore per poter fare la differenza. Buon voto 🗳️
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